Gamma dinamica in fotografia © Marcello Moresco
Una foto a me molto cara scattata con il Fujinon XF 27mm f2.8 R WR e la Fujifilm X[1]-E4.
La gamma dinamica in fotografia è sempre stata la mia ossessione. Con le nostre fotocamere full frame, ma anche con le Fujifilm[2] mirrorless e i sensori ISO[3]-Invariant a matrice Bayer o X-Trans[4], possiamo catturare più dettagli in luci e ombre, anche se molti sensori restano sotto i 10 stop[5]. Vuoi saperne di più? Leggi l’articolo!
7 concetti chiave dell'articolo
Gamma dinamica in fotografia e sensori ISO-Invariant
Da quando fotografo con le mie Fujifilm, mi chiedo spesso quali siano oggi i limiti e le potenzialità delle fotocamere moderne, in particolare le mirrorless digitali. In 20 anni la tecnologia è cambiata enormemente: mentre un rullino a pellicola offriva 36 pose, una Sony Alpha 9 può scattare fino a 120 fotogrammi al secondo grazie al suo sensore full frame a strati. In questo articolo vedremo come la gamma dinamica e i sensori ISO-Invariant influenzano la qualità delle nostre foto.
Sony Alpha 9 fa della velocità di scatto e tracking AF le sue principali caratteristiche.
Che cos’è la gamma dinamica in fotografia?
La gamma dinamica indica la capacità di una fotocamera di catturare dettagli sia nelle zone più luminose sia in quelle più scure di una scena. In altre parole, è il range di luminosità che un sensore può registrare, dalle ombre più profonde alle luci più intense. Capire la gamma dinamica è fondamentale per ottenere foto bilanciate e ricche di dettagli, soprattutto in situazioni di luce complessa.
Delle volte arrivo in dei luoghi proprio quando Dio li ha resi pronti affinchè qualcuno scatti una foto.
(Ansel Adams[6])

Un’immagine di un paesaggio che rappresenta il sistema zonale inventato da Ansel Adams.
Il sistema zonale di Ansel Adams
Il sistema zonale di Ansel Adams è una tecnica di esposizione e sviluppo della fotografia in bianco e nero, ideata negli anni ’30 da Ansel Adams e Fred Archer. Questo metodo permette ai fotografi di ottenere il massimo controllo sull’esposizione[7] e sul contrasto, rappresentando con precisione una vasta gamma di toni, dal bianco puro al nero profondo. È uno strumento fondamentale per chi vuole padroneggiare la gestione della luce e dei dettagli nelle proprie immagini.

Gamma dinamica in fotografia
La gamma dinamica rappresenta quindi la capacità di una fotocamera di registrare dettagli nelle aree più luminose e in quelle più scure di una scena. Nelle moderne mirrorless, una gamma dinamica estesa consente di preservare tutte informazioni, sia nelle alte luci sia nelle ombre.
© Marcello Moresco
Un’immagine che ho scattato con la mi Fujifilm X-T3 applicando la funzione DR 400[8].
Nota: la funzione DR 100, DR 200 e DR 400 delle fotocamere Fujifilm consente di estendere la gamma dinamica per preservare meglio i dettagli nelle alte luci. In pratica, la fotocamera sottoespone leggermente l’immagine e poi compensa automaticamente le ombre, riducendo il rischio di bruciature nelle zone più luminose. DR 200 richiede un ISO minimo più alto, mentre DR 400 spinge ulteriormente questa protezione, risultando particolarmente utile in scene ad alto contrasto,.
Unità di misura della gamma dinamica
La gamma dinamica si misura in stop (o EV, valori di esposizione). Ogni stop rappresenta il raddoppio della quantità di luce catturata. Ad esempio, una fotocamera con una gamma dinamica di 12 stop può registrare dettagli in un intervallo di esposizioni che va da 1 a 4096 unità di luce, coprendo così sia le ombre più profonde sia le luci più intense della scena fotografica che hai scattato.
© Fujifilm
La Fujifilm GFX 100S II ha un sensore super full frame ISO-Invariant ad ampia gamma dinamica.
Impatto sulla Fotografia
Una gamma dinamica più ampia offre maggiore flessibilità in post-produzione, perché permette di lavorare su più dettagli sia nelle ombre sia nelle luci delle immagini digitali. Questo è particolarmente utile in situazioni di alto contrasto, come un tramonto, un paesaggio con ombre profonde e cieli luminosi, o qualsiasi scena in cui la luce e le ombre presentano forti differenze di luminosità.
Gamma dinamica: analogico contro digitale
In queste 3 immagini di esempio (frutto di uno studio accurato di Bill Lawson), è possibile notare come la pellicola analogica abbia una gamma molto maggiore, specialmente sulle alte luci, dove i sensori digitali hanno ua “coperta” molto corta di circa 1 stop. In pratica con un sensore digitale, più l’immagine è sovraesposta e più i bianchi saranno bruciati, con scarsissime possibilità di recupero in post-produzione. Ciò invece avviene per le ombre, grazie alle caratteristiche ISO-Invariant dei sensori digitali.
© Bill Lawson
Un sensore digitale quando un’immagine è sovraesposta tende sempre a bruciare i bianchi.
Tecnologie correlate alla gamma dinamica
HDR (High Dynamic Range)[9]: una tecnica comune a tutte le fotocamere di qualsiasi brand, che combina più esposizioni della stessa scena per creare un’unica immagine con una gamma dinamica maggiore rispetto a quella che potrebbe essere catturata in una singola esposizione.
Sensori ad alta Gamma Dinamica[10]: alcune fotocamere e smartphone moderni hanno sensori progettati per catturare una gamma dinamica più ampia (Hasselblad X2D 100 C)
Bracketing[11]: una tecnica che consiste nel prendere diverse foto della stessa scena con esposizioni diverse per poi combinarle. Con qualsiasi fotocamera moderna puoi impostare il bracketing automatico.
DR Fujifilm: una tecnologia proprietaria presente in tutti i modelli Super Full Frame[12] e APS-C, che consente di guadagnare ben 2 stop sulle luci, sottoesponendo un’esposizione media di 2 stop.
I sensori ISO-Invariant
Un sensore ISO-Invariant (o invariante ISO) è un tipo di sensore fotografico che mantiene inalterata la qualità dell’immagine quando si modifica l’ISO in post-produzione, invece che direttamente durante lo scatto. In pratica, il rumore digitale rimane sostanzialmente lo stesso, sia che si aumenti l’ISO in fotocamera, sia che si aumenti l’esposizione successivamente in post-produzione. Questo permette di recuperare dettagli nelle ombre senza degradare la qualità complessiva dell’immagine.
© Marcello Moresco
Anche se alle immagini applico un profilo pellicola Fujifilm, cerco sempre di tenere tutto in gamma.
Nota: la gamma dinamica dipende esclusivamente dal nostro sensore e non ha nulla a che vedere con differenti obbiettivi che, per loro natura, possono essere più o meno luminosi.
Caratteristiche di un sensore ISO-Invariant:
Qualità dell’immagine costante: in un sensore ISO-Invariant, l’aumento degli ISO non migliora significativamente la qualità dell’immagine, anzi, sempre meglio scattare agli ISO più bassi per avere il massimo di gamma dinamica. Le foto scattate a un ISO basso possono essere “illuminate” in post-produzione senza un incremento notevole del rumore rispetto a scatti a ISO più alti.
Vantaggi in situazioni di bassa luce: il sensore ISO-Invariant è particolarmente utile in condizioni di bassa luce o in situazioni difficili di alto contrasto. Invece di rischiare di sovraesporre le luci aumentando gli ISO, puoi scattare a un ISO più basso e correggere l’esposizione in post-produzione.
Lo sapevi che l’occhio umano ha una gamma dinamica di circa 24 stop?
Flessibilità in post-produzione: la capacità di aumentare l’esposizione in post-produzione senza aggiungere rumore (dai 2 ai 4 stop reali, utilizzando poi funzioni di riduzione del rumore in post) significa che i fotografi hanno più libertà di modificare l’immagine. Questo è utile quando si scatta in formato RAW[13], dove si ha un ampio margine di manovra per regolare l’esposizione.
Tecnologia del sensore: i sensori ISO-Invariant, siano essi micro 4/3, APS-C, full frame o super full frame, utilizzano tecnologie avanzate per gestire il rumore elettronico (vedi DR Fujifilm). Questo spesso coinvolge una gestione efficiente del segnale e del rumore a livello di hardware e software del sensore.
3 immagini scattate con la Fujifilm X-E4 che ha un sensore APS-C ISO-Invariant da 26 milioni di pixel.
Differenze con i sensori tradizionali
Nei sensori non ISO-Invariant, aumentare gli ISO sulla fotocamera riduce il rumore incrementando il segnale elettronico prima della conversione analogico-digitale. Questo significa che aumentare l’ISO in camera è generalmente preferibile per mantenere il rumore basso.
Con i sensori ISO-Invariant, invece, il rumore è principalmente determinato durante la conversione analogico-digitale, e il segnale è meno influenzato dall’aumento degli ISO. Questo permette di effettuare la stessa regolazione dell’esposizione in post-produzione senza una significativa differenza nel rumore.
Considerazioni pratiche:
Scatto in RAW: per sfruttare al massimo i benefici di un sensore ISO-invariant, è consigliabile scattare in formato RAW, che conserva tutte le informazioni catturate dal sensore.
Gestione dell’esposizione: fotografare con un’ISO più bassa e poi correggere in post-produzione può aiutare a preservare i dettagli nelle alte luci e ottenere un’immagine equilibrata.
Nota: un sensore ISO-Invariant offre una maggiore flessibilità e controllo in post-produzione, rendendolo una scelta ideale per i fotografi che lavorano in condizioni di illuminazione variabile e preferiscono avere un controllo dettagliato sull’elaborazione delle loro immagini.
Sottoesposizione di 2 stop
Usando una moderna fotocamera digitale, come per esempio la nostra mirrorless Fujifilm APS-C (la mia Fujifilm X-E4) e non volendo utilizzare la funzione DR descritta sopra, il consiglio è sempre quello di scattare calibrando l’esposizione sulle alte luci, per poi sottoesporre da 1 a 3 stop, al fine di impostare gli ISO più bassi che consentono di avere la gamma dinamica più estesa. Un esempio di questa tecnica e del suo risultato lo trovi in questo articolo del blog: Sony World Photography Awards 2024 a Milano.
© Marcello Moresco
Una fotografia che ho scattato in condizioni di luce scarsa con la tecnica della sottoesposizione di 2 stop.
Nota: quando partecipo ad eventi e mostre[14] di fotografia o d’arte, sono solito utilizzare i grandangoli, scattando agli ISO più bassi per mantenere la gamma dinamica il più alta possibile. Come puoi notare in questa foto (sotto) dove ho scattato con il Voigtländer[15] 18mm f2.8 (leggi il test) la gamma dinamica è ottima e l’mmagine è tutta a fuco avendo usato un diaframma abbastanza chiuso di f4.5.
© Marcello Moresco
L’ultima mostra del 2025 di George Hoyningen-Huene di cui ho realizzato questo report fotografico.
Fujifilm DR 100, 200 e 400
I possessori di una fotocamera mirrorless Fujilm sono più fortunati di altri! Molti fotoamatori però non usano ancora la funzione DR e forse nemmeno Fuji si è resa conto di quanto sia rivoluzionaria questa tecnologia. Agli effetti, impostando la tua fotocamera ad ISO 500 per i sensori X-Trans V, o a ISO 640 per i sensori X-Trans IV, la fotocamera non sottoespone semplicemente di 2 stop, ma il passaggio tonale tra il bianco 10 e il grigio medio è molto più mordido e simile alla pellicola. Test alla mano, provare per credere!
© Marcello Moresco
Fujifilm X-E4 + Fujinon XF 27mm f2.8 R WR: controluce pieno a 640 ISO – F11 e DR 400.
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Gamma dinamica in fotografia: conclusioni
Se e come abbiamo visto i sensori moderni e la tecnologia digitale fanno passi da gigante in quanto a velocità di scatto e autofocus (oggi addirittura governato dall’Intelligenza Artificiale), per quanto riguarda una maggiore estensione della gamma dinamica c’è ancora tanta strada da fare, ma alcune tecnologie come quella sviluppata da Fujifilm aiutano tantissimo i moderni sensori digitali ad ottenere risultati migliori.
Forse solo la prossima generazione di sensori (immagino modelli più evoluti degli attuali sensori ISO-Invariant), saranno in grado di avvicinarsi alla gamma dinamica umana. L’uomo, infatti, con le sue mille imperfezioni e contraddizioni, si dimostra ancora la macchina perfetta.
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Chi è Marcello Moresco
Marcello Moresco è consulente di comunicazione digitale per professionisti e PMI. Integra SEO, contenuti, WordPress e strumenti AI per migliorare la presenza online, comunicare meglio il valore di un'attività e generare contatti qualificati. Dal 2021 pubblica sul suo Diario di Bordo esperienze, test e approfondimenti basati sul lavoro quotidiano, con attenzione a comunicazione, tecnologia e fotografia.
Un Fujifilm X-Photographer è un fotografo professionista selezionato direttamente da Fujifilm per rappresentare il marchio attraverso il proprio lavoro. Gli X-Photographer collaborano con l'azienda partecipando a eventi, workshop, presentazioni e progetti fotografici, contribuendo a mostrare le potenzialità delle fotocamere e degli obiettivi del sistema Fujifilm X Series e GFX.
Come si diventa Fujifilm X-Photographer
Non è previsto un programma di candidatura pubblica. I fotografi vengono scelti direttamente da Fujifilm in base alla qualità del portfolio, all'esperienza professionale, allo stile fotografico e al contributo offerto alla comunità fotografica.
Cosa fa un Fujifilm X-Photographer
Un Fujifilm X-Photographer realizza servizi fotografici, partecipa a workshop, eventi e attività formative, collaborando con Fujifilm nella promozione della cultura fotografica e nella presentazione dei nuovi prodotti. Gli X-Photographer sono fotografi professionisti scelti da Fujifilm per il loro percorso artistico e professionale. I Fujifilm Creator, invece, producono principalmente contenuti digitali per il web e i social media, con un ruolo orientato alla comunicazione online.











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